Balanescu Quartet
Adattare la formula del quartetto d’archi (immutata da oltre 200 anni) a un repertorio che più vario e flessibile non potrebbe essere. Questo il segreto e, perché no, la sfida del romeno di nascita (ma ormai cittadino del mondo) Alexander Balanescu, violinista e deus ex machina dell’omonimo quartetto d’avanguardia. In che cosa consiste la sfida? Nell’andare oltre il canonico repertorio classico per confrontarsi “de visu” con i compositori di oggi. Da qui le riletture di Michael Nyman e dei Pet Shop Boys, di John Lurie e di Kate Bush per finire con… i Kraftwerk. A dire il vero, la musica dei padri indiscussi della moderna “computer music” sembrerebbe quanto più lontano possibile dal mondo frequentato dalla cricca capitanata dal signor Balanescu. E invece no. Le cover contenute nell’ormai classico album “Possessed” (uscito nel 1992), e ora riproposte dal vivo, non sono solo godibili, ma costituiscono un’esplorazione controcorrente, tra quanto di meglio mai realizzato dalla formazione d’archi.